Dove inizia il lavoro sul campo
Gli interventi previsti dal progetto After LIFE+ si concentrano sul recupero concreto della duna costiera di Gela, un’area fortemente compromessa dalla diffusione di specie vegetali invasive e dalla perdita progressiva degli habitat originari. Dopo una fase di rilievo topografico dettagliato, condotto con strumentazione GPS e sorvoli con drone, è stato possibile definire con precisione le aree su cui intervenire e programmare le operazioni di riqualificazione.
Il sito, sebbene alterato, conserva ancora una struttura morfologica riconducibile al sistema dunale originario. Proprio su questa base si è costruito il piano di ripristino ecologico: un insieme coordinato di azioni che prevede la rimozione selettiva della vegetazione infestante, la preparazione del suolo e la reintroduzione di specie autoctone tipiche degli habitat costieri mediterranei.
Un territorio da riconnettere: tra memoria ecologica e futuro sostenibile
Morfologia naturale e interferenze umane
La duna di Gela, situata tra 14 e 38 metri sul livello del mare, conserva ancora un’orografia irregolare e vivace, fatta di rilievi sabbiosi modellati dal vento. Questa struttura altimetrica è ciò che resta del sistema dunale originario. Ma se il profilo del terreno racconta una storia antica, la vegetazione attuale ne rivela una ben più recente: un’invasione di specie esotiche che ha completamente cancellato le comunità vegetali locali.
Tra le principali responsabili della perdita di biodiversità ci sono piante introdotte per scopi agricoli o ornamentali, che si sono poi diffuse incontrollate, come Saccharum spontaneum aegypticum, Acacia saligna e Carpobrotus edulis. Queste specie, fortemente invasive, impediscono alla flora autoctona di crescere e prosperare.
Il cuore del progetto: gli interventi di ripristino ecologico
1. Rimozione delle specie infestanti
La prima azione del progetto è la pulizia del sito. Si inizia con l’eliminazione del canneto di Saccharum, della vegetazione erbacea esotica (in particolare il Carpobrotus) e degli alberi infestanti come Acacia saligna. Questo intervento, svolto in modo selettivo, mira a rimuovere solo le specie non autoctone, lasciando intatte o favorendo quelle locali già presenti.
Due sono i tratti principali coinvolti in questo intervento:
- Il margine della duna, fino al confine con le vasche di sedimentazione.
- Il collegamento con la costa, lungo circa 260 metri, che si vuole ripulire e rinaturalizzare per creare un corridoio ecologico continuo dal cuore della duna fino al mare.
Tutte le operazioni sono effettuate nel rispetto del vincolo idrogeologico esistente, con il via libera dell’Ispettorato Forestale Provinciale.
2. Ripristino vegetazionale con specie autoctone
Dopo la bonifica, si passa alla fase di rinaturalizzazione vera e propria, con la messa a dimora di specie vegetali originarie del sistema dunale mediterraneo.
La selezione delle piante si basa su una struttura a “fasce” parallele alla costa, ispirata agli habitat naturali riscontrati lungo la costa ovest di Gela. Lo schema è dinamico e flessibile: non si punta a ricostruire una vegetazione perfettamente ordinata, ma a simulare la disposizione “a isole” che la natura stessa tende a creare nei contesti costieri.
Le principali tipologie di habitat coinvolti
Ogni habitat selezionato come modello presenta una combinazione di specie specifiche, scelte per la loro capacità di adattamento e il loro ruolo strutturale nell’ecosistema:
Habitat 2210 – Dune fisse del Crucianellion maritimae
Specie strutturanti:
- Crucianella maritima
- Ononis natrix
- Pancratium maritimum
- Seseli tortuosum subsp. maritimum
Habitat 2230 – Dune con prati dei Malcometalia
Specie strutturanti:
- Brassica tournefortii
- Cutandia divaricata
- Hormuzakia aggregata
- Leopoldia gussonei (specie prioritaria e simbolo del progetto)
Habitat 2250 – Dune costiere con Juniperus spp.
Specie strutturanti:
- Ephedra fragilis
- Juniperus macrocarpa
- Rhamnus alaternus
- Quercus calliprinos
Habitat 5335 – Dune con Retama gussonei
Specie strutturanti:
- Asparagus stipularis
- Lycium intricatum
- Pistacia lentiscus
- Retama gussonei
Oltre a queste, il progetto prevede l’inserimento di molte altre specie autoctone locali, provenienti esclusivamente da materiale raccolto in loco: semi, talee, propaguli prelevati da piante madri, in collaborazione con l’Ispettorato Forestale e vivai autorizzati.
3. Tecniche di impianto: imitare la natura
Le tecniche di impianto si ispirano al comportamento spontaneo della vegetazione naturale. Dalle ortofoto e dai sopralluoghi è stato elaborato uno schema concettuale: piccoli nuclei di vegetazione più densa su uno sfondo erbaceo più rado, che lasciano spazio a radure e aree sabbiose. Questo tipo di struttura favorisce la biodiversità e rende il sistema più resiliente al vento, all’erosione e ai cambiamenti climatici.
Le piante erbacee annuali verranno seminate direttamente sul terreno, mentre le specie arbustive e arboree saranno trapiantate come piantine giovani o talee, in base alla disponibilità e ai tempi di germinazione. La scelta delle stagioni di impianto è fondamentale per garantire la sopravvivenza delle piante nei primi mesi critici.
Una sfida organizzata: pianificazione e tempistiche
La raccolta del materiale vegetale, la sua propagazione in vivaio, l’eliminazione delle infestanti e la messa a dimora delle nuove piante sono attività che richiedono tempi diversi e coordinamento preciso. Il progetto prevede un cronoprogramma dettagliato, che tiene conto dei cicli biologici delle specie coinvolte e delle condizioni climatiche ideali per ogni fase.
La sfida è anche logistica: lavorare in un ambiente sabbioso, ventoso, esposto e vicino a impianti industriali richiede attenzione, adattabilità e competenze specialistiche.
Un corridoio verde tra duna e mare
Una delle aree più delicate è la fascia che si estende tra la duna e la strada sterrata che porta alla costa. Questa zona, oggi invasa da acacie e specie alloctone, sarà oggetto di un intervento mirato: una pulizia selettiva, che lascia intatte le piante autoctone già presenti e rimuove solo quelle infestanti.
L’obiettivo è ricucire la continuità ecologica tra l’habitat dunale e l’ambiente marino, creando un corridoio verde che favorisca la fauna, protegga il suolo e stabilizzi il paesaggio. Qui si realizzeranno impianti con specie tipiche della fascia litoranea, compatibili con la salsedine, il vento e il substrato sabbioso.
Perché questo intervento è importante
Non solo conservazione, ma rigenerazione
After LIFE+ non si limita a proteggere ciò che è rimasto: interviene per rigenerare un ambiente compromesso. Lavora su più livelli: elimina ciò che danneggia, reintroduce ciò che serve, imita la natura per restituire equilibrio. È un progetto che guarda al lungo periodo, e che si fonda su dati scientifici, osservazione diretta e azioni pratiche.
Un modello replicabile
Il valore del progetto non è solo locale. Quello che si sta facendo a Gela può diventare un modello per la riqualificazione ambientale in altre zone costiere degradate. L’uso di specie autoctone, la raccolta in loco del materiale vegetale, la progettazione basata su habitat reali e osservazioni sul campo, sono tutti elementi che rendono After LIFE+ un esempio concreto e applicabile altrove.